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Perché le diciamo, che cosa significano, quali effetti hanno le parolacce. Vito Tartamella è il maggior esperto italiano di parolacce: su questo tema ha scritto il primo saggio di psicolinguistica pubblicato nel nostro Paese, ricostruendo 4.000 anni di insulti, oscenità, imprecazioni, maledizioni… Dai Babilonesi a Benigni.
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I più letti
- Abbiamo il "Volgarometro"!!!
- I mille nomi del pisello e della patata
- Dai Babilonesi a Benigni 4000 anni di insulti, oscenità, imprecazioni e maledizioni
- Segnalazioni del... BIIP!
- La parolaccia... è un mio diritto!
- Le parolacce dell'anno: la top ten del 2008
- Dracula, zoccola e minchia morta: insulti in aula
- Libro "La bella lingua"
- Negro, zingaro, terrone… quando le parole diventano pietre (ma anche fango, gogne, steccati)
- Tra un moccolo e l’altro… buona lettura!
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Ma “pirla” è un insulto?
Dice il governatore della Lombardia, Roberto Formigoni, che «a Milano dare del pirla a una persona non è un insulto». Ha ragione? Scoprite che cosa ne penso sul numero di “Oggi” in edicola.
Le parolacce di Lucio Dalla: un rivoluzionario
A volte la genialità si vede anche nei dettagli. Tra le tante innovazioni artistiche di Lucio Dalla, recentemente scomparso, ce n’è una che è passata quasi inosservata: l’uso di parolacce nelle sue canzoni. E dire che – mettendole insieme tutte, come vedrete più sotto – sono impressionanti per quantità e qualità. Ne voglio parlare in questo post, anche per un omaggio a un artista che ho apprezzato in tante canzoni. Avevo parlato di lui nel mio libro, a proposito della celebre canzone “4 marzo 1943”, perché fu uno dei casi storici di censura nella storia della musica italiana. Il testo, scritto da Paola Pallottino, si intitolava in origine (tutto attaccato) “Gesubambino”, storia di una ragazza-madre: tema decisamente rivoluzionario per l’epoca. Lucio Dalla volle portare la canzone a Sanremo, correva il 1971, e i censori della Rai lo costrinsero a cambiare non solo il titolo, ma un’intera strofa, questa: “E adesso che … Continue reading
Parolacce da Oscar? The winner is…
Ha vinto solo una statuetta (per la migliore attrice non protagonista). Ma il film “The help” di Tate Taylor può consolarsi: l’Oscar 2012 della parolaccia è suo. L’ha scoperto il sito statunitense Dhreck.com, che ha fatto un lavoro strepitoso: ha esaminato i 9 film arrivati alla nomination per la miglior pellicola, e ha individuato tutte le frasi che contenevano insulti, imprecazioni, maledizioni. Ha contato tutte le parolacce, le ha isolate e le ha montate in un video unico. Un lavoraccio, con un risultato notevole: un divertente filmato che potete vedere qui sotto, una classifica (che pubblico fra qualche riga), e qualche riflessione… Partiamo dal filmato (in inglese): fa una certa impressione vedere un concentrato di 452 parolacce in poco meno di 8 minuti… Ma vediamo la classifica dei 9 film più volgari (in ordine decrescente) che sono arrivati alla nomination per la miglior pellicola all’Oscar 2012: Film (e Oscar* ricevuti) Genere … Continue reading
Le parole del sesso: recensione in Brasile
Un servizio di copertina dedicato alle mie ricerche sulle parole del sesso, è uscito su “Donna”, magazine domenicale di “Diario Catarinense”, quotidiano brasiliano di Florianopolis. Potete leggerlo qui. Si aggiunge a un articolo uscito su un altro magazine brasiliano, “Almanaque”: i dettagli qui.
Dracula, zoccola e minchia morta: insulti in aula
Puttana, figlio di puttana, pezzo di merda, ladro e coglione. Sono – in ordine decrescente– gli insulti che più spesso spingono gli italiani a denunciare chi li dice, per fargliela pagare (in tutti i sensi). L’ha scoperto un avvocato cassazionista siciliano, Giuseppe D’Alessandro, che ha avuto un’intuizione preziosa: raccogliere le sentenze sui reati di ingiuria, oltraggio e diffamazione degli ultimi 121 anni. Il quadro che ne risulta, raccontato nel libro “Bestiario giuridico 2” (Angelo Colla editore), è quantomai ricco: non solo dal punto di vista giuridico, ma anche dal quello del costume e della lingua (a parte alcuni errori). Tanto da poter essere considerato, dopo la ricerca sugli insulti a Mussolini, il secondo “figlio legittimo” di “Parolacce”. Le parolacce, infatti, possono essere usate come armi che danneggiano un bene impalpabile: l’onore, ovvero il rispetto e la stima degli altri. Forse il nostro bene più prezioso, diceva San Tommaso d’Aquino: “l’insulto … Continue reading
Parolacce: la “top ten” del 2011
Nel 2011 sono state molte le parolacce salite alla ribalta delle cronache. Ma ben poche passeranno alla storia: sono state, quasi sempre, parolacce sciatte, livorose, senza spirito… Soprattutto nella politica italiana, che, come nella “top ten” del 2010, è stata il palcoscenico col maggior tasso di turpiloquio. Con una particolare predilezione per la parola “stronzo”: Bossi l’ha usata quasi quotidianamente, anche verso i propri compagni di partito (come Flavio Tosi); l’ha pronunciata perfino Rosy Bindi (rivolta ai radicali, che poi hanno ricambiato)… Tutto questo perché la nostra politica è malata: il populismo e gli attacchi personali hanno preso il posto del confronto sulle idee. Non è stato facile, quindi, scegliere le parolacce più emblematiche: quelle che hanno dato vita a gaffe clamorose, quelle che hanno espresso verità scomode, quelle che hanno espresso sincera indignazione, oppure quelle che hanno avuto (o avrebbero dovuto avere) effetti dirompenti. E le parolacce usate in senso liberatorio (per ridere, per alleggerire un’atmosfera, per … Continue reading
Copertina e intervista su “Almanaque” (Brasile)
Un lungo reportage di copertina (con intervista) sulla mia ricerca riguardo alle parole sul sesso, in italiano e in portoghese, è stata pubblicata su “Almanaque”, supplemento domenicale del quotidiano brasiliano “Pioneiro”: potete leggerlo qui.
Contare le parolacce
«Ma come hai fatto a contare le parolacce della lingua italiana?». La domanda mi è stata rivolta più volte e ha una risposta tutt’altro che scontata. In effetti, è stato uno dei problemi più spinosi che ho dovuto risolvere quando scrivevo il mio libro, perché nessuno aveva mai affrontato la questione in precedenza. Qui vi racconto come l’ho risolta. L’inizio era stato disarmante. Il vocabolario della lingua italiana contiene circa 134mila parole: impossibile passarle in rassegna tutte per estrapolare le parolacce una ad una. Allora ho usato un metodo empirico. Ho preso il Dizionario Zingarelli e ho notato che le parolacce più comuni (cazzo, merda, culo, etc) avevano tutte un elemento comune: erano contrassegnate dalla dizione (volg.), cioè volgare, nei loro limiti d’uso. Queste parole, insomma, sono “assolutamente prive di finezza, distinzione, signorilità e garbo”, come recita lo Zingarelli. Allora, usando il cd-rom dello Zingarelli, ho fatto una ricerca mirata … Continue reading
Recensione su “Zero hora” (Brasile)
Recensione del mio libro sul quotidiano brasiliano “Zero hora” di Porto Alegre: potete leggerla qui.




Cronaca e commenti Parolacce in generale
Quelli che mettono le parolacce nelle canzoni
Non sono un amante né un gran conoscitore del rap. Ma voglio segnalare una canzone che, pur essendo poco intrigante dal punto di vista strettamente musicale, è originale per il testo. E’ una presa in giro dei cantanti (soprattutto statunitensi, ma in Italia gli esempi non mancano) che inseriscono parolacce nei testi delle canzoni solo per fare audience, senza autentici motivi di ispirazione. La canzone, pubblicata da poco, si intitola “Hit da 5 minuti”, ed è del rapper siciliano Dargen D’Amico & Two Fingerz. Il rapper parla in prima persona, dicendo che cantando di argomenti seri non si fanno i soldi… e allora per fare un successo (una hit) bisognerebbe inserire un po’ di parolacce nel testo. Dargen non ci sta, e respinge l’ipotesi con un “vaffa”. Risultato: alla fine, la canzone con le parolacce è bell’e fatta. Un testo originale, perché è una canzone autoreferenziale: una canzone che parla … Continue reading →