Il guru dell’informatica

La sala dell’Emerson, spazio sociale di Firenze dove si è tenuto Hackmeeting 2011, era zeppa di persone. Dopo due giorni di seminari e sperimentazioni, confronti e scambi peer to peer, vale a dire alla pari, era la volta di Richard Stallman, hacker (non cracker) e inventore del Free software (e fondatore della Free software Foundation), attivista per la libertà della rete e dei computer, contro i monopoli. Un ispiratore, un anticipatore di tutto il movimento per il software fai da te, quello che spesso ha dimostrato una superiorità rispetto ad alcuni prodotti commerciali.

Stallman non è una persona qualsiasi: si esprime con toni perentori, che a volte sembrano comandamenti. Ma è anche grazie a lui se i computer non sono diventati, al pari di televisioni e lavatrici, un elettrodomestico qualsiasi, che usiamo solo per una funzione. Così come è grazie agli hackers, come quelli che hanno partecipato ad Hackmeeting, se le sue idee sono progredite e hanno reso i computer una delle macchine più polivalenti mai realizzate.
Stallman, americano, ha dato vita al progetto Gnu (Gnu’s not Unix) e al concetto di copyleft, ed è il primo da cui è partita la sfida per creare un sistema operativo libero, vale a dire migliorabile da chiunque e non soggetto al rigido schema del mercato. Copyleft (contrapposto a copyright) è infatti un sistema di licenze che permette a tutti di utilizzare e modificare successivamente un’opera (per esempio un programma), purché il risultato del lavoro possa continuare la sua strada, ovvero essere condiviso, usato e ulteriormente modificato da altri. E’ questo procedimento che ha permesso la nascita di Linux, il sistema operativo che è diventato concorrenziale rispetto a Windows di Microsoft e a Mac Os di Apple. Ma da promotore dell’Enciclopedia universale libera, Nupedia, ha permesso anche l’evoluzione di Wikipedia.

Ad Hackmeeting Stallman ha tenuto a sottolineare come la tecnologia digitale possa essere pericolosa e perfetta per sorvegliare chi la usa. Molti programmi , ha avvertito, hanno la possibilità di sorvegliare il comportamento del consumatore. E anche se può non interessarci ora se qualcuno registra i nostri comportamenti, è giusto ricordare che quei dati vengono mantenuti per lungo tempo, e potrebbero essere utilizzati per fini non proprio corretti, oppure democratici. Stallman ha ricordato anche che la condivisione è il motore della società, e qualsiasi mezzo la freni, può essere considerato come un attacco ai diritti umani elementari.
La soluzione? Banale: usare solo programmi non proprietari, gli unici che possono essere modificabili dall’utente. “utilizzare software che indirizzano e controllano non è sbagliato per il computer, ma per la persona. E il software libero è l’unico che possiamo controllare direttamente perché il suo codice è aperto e disponibile a tutti”, dice.
Purtroppo però non tutti sono in grado di intervenire direttamente, a meno che non si arrivi a programmi scritti in un linguaggio comprensibile dall’uomo. “E’ una sfida possibile, ma è molto difficile, risponde Stallman, “Per un software infatti, il linguaggio usato non deve dare luogo a interpretazioni possibili, deve capire bene le istruzioni che vogliamo dargli, e queste devono, necessariamente, essere semplici. Fare in modo che un computer abbia una intelligenza comparabile con quella di un uomo potrebbe anche essere giusto, ma porrebbe anche problemi etici”, conclude.
Roger Penrose, il matematico che ha scritto numerosi libri dedicati all’intelligenza artificiale non sarebbe d’accordo. Secondo lui il problema infatti proprio non si pone: il pensiero cosciente, proprio dell’uomo, è ben diverso dagli algoritmi complessi di cui sono capaci le macchine.
Il software però sembra essere sempre più simile a una un impresa sociale: “i programmi sono sempre più complessi e nessun individuo, da solo, è in grado di comprenderli, puntualizza Stallman.. Per farlo ci vogliono intere comunità di persone che riflettono sull’uso dei programmi e usano la loro creatività per ampliarne le possibilità, senza le quali, anche la grande idea di una star dell’informatica, finirebbe sotto controllo di qualcuno.