La sintesi perfetta tra biologia e fisica, la creazione di un essere organico che ha proprietà inorganiche, è stata realizzata da due ricercatori che hanno lavorato in collaborazione per una serie di enti, tra i quali la Graduate School of Nanoscience and Technology, della Corea, il Wellman Center for Photomedicine di Boston , e l’Harvard–MIT Health Sciences and Technology, di Cambridge (Usa). Delle cellule isolate sono state ingegnerizzate in modo da emettere luce laser. E sono pure riuscite a sopravvivere all’esperimento.
Fin dalla loro invenzione, negli anni Cinquanta,i laser hanno suscitato una grande attenzione sia nella scienza che nella tecnologia. Ma finora sono sempre stati utilizzati nell’ambito di materiali artificiali, come cristalli, semiconduttori, colori sintetici, gas. In questo caso, e per la prima volta, è stato usato materiale biologico.
La proteina fluorescente è stata isolata da una medusa, ed è la stessa che viene usata dagli anni Sessanta in molte applicazioni biomediche, tra cui un marcatore per tracciare le espressioni genetiche negli organismi. Le cellule utilizzate invece provenivano da quelle renali, estratte da embrioni umani. La cellula è stata messa tra due specchi in grado di concentrare la luce in un raggio laser. Dopo aver stimolato la cellula con un impulso di luce blu si è formato un fascio luminoso verde visibile a occhio nudo.
Il laser infatti non è altro che un fascio di luce coerente, monocromatica, concentrata in un raggio rettilineo estremamente piccolo.
Tentativi di introdurre il laser in materiali organici sono già stati fatti in precedenza: nel 1975 sono stati realizzati degli alcool che emettevano laser. Ma l’alcol commestibile è un cattivo conduttore. E forse si è persa una opportunità commerciale che avrebbe divertito, ma forse non sarebbe stata molto salutare.
La cellula non solo ha dimostrato di poter emettere impulsi di luce laser ma in più, essendo sferica. Ha agito come una lente, amplificando l’effetto.
I ricercatori sperano ora di poter avere più informazioni sulle proprietà ottiche della cellula. Non solo: se si potrà un giorno fornire di proprietà laser alcune cellule del corpo umano, potrà essere possibile agire direttamente con macchine e computer, dialogando con loro con segnali ottici. Potrebbe per esempio possibile realizzare il sogni di ogni cyborg: connettere direttamente al cervello la fibra ottica che porta i dati al computer.
Nel frattempo, a Seul, in Corea, è stato creato Tegon un cane di razza beagle “luminoso”, che può anche essere acceso e spento. Il cane infatti è stato modificato geneticamente in modo da reagire alla luce ultravioletta quando gli viene somministrato l’antibiotico doxiciclina. Anche in questo caso c’è un fin di bene: i ricercatori sperano infatti di poter utilizzare la luminosità per rivelare importanti malattie genetiche anche nell’uomo.


