Una “faccia” sulla Luna

I resti di due massi lunari disgregatisi in numerosi frammenti al termine della loro corsa lungo un pendio del cratere da impatto Schiller. (NASA/GSFC/Arizona State University)

La telecamera ad altissima risoluzione a bordo della sonda Lunar Reconnaissance Orbiter (LRO) ha ripreso recentemente questa coppia di roccioni sbriciolati. Le tracce lasciate nella “regolite” – il soffice suolo lunare – dal loro rotolamento verso il basso lungo un pendio del cratere da impatto Schiller indicano la loro provenienza. Questi segni sono stati quasi cancellati dalla continua pioggia di micrometeoriti che bombarda incessantemente la superficie lunare, ma sono ancora percepibili. Ciò significa che è passato molto tempo da quando si sono formati. Massi rotolanti sono stati già individuati sulla Luna, ma ciò che rende questi due diversi è il fatto che si siano frammentati e che quello in basso a destra assomigli ad una mezza faccia umana.
Le cause che possono causare il distacco e la caduta di massi lunari ed il loro successivo rotolamento sono diverse. Prima fra tutte, l’impatto di piccoli corpi cosmici che scuotono il terreno localmente, destabilizzando rocce in equilibrio precario; poi i “lunamoti” – la versione lunare dei terremoti (anche se non a causa degli spostamenti delle placche tettoniche, ma provocati da ancora misteriose forze interne lunari) – che possono anche rimuovere massi di grandi dimensioni.

Il cratere lunare da impatto ellittico Schiller. Lungo uno dei suoi pendii si trovano i resti dei due roccioni. (NASA/GSFC/Arizona State University)

La bassa gravità sulla Luna può far sì che rocce di grandi dimensioni possano rimbalzare più facilmente, mentre rotolano a valle, che non sulla Terra e ciò è ben evidenziato dal fatto che la traccia  lasciata dai massi non è lineare, ma tratteggiata.
Ma qual è stata la causa della frammentazione di questi due blocchi di roccia? Una prima ipotesi è che fossero già fratturati in partenza, ragion per cui gli stress causati dai rimbalzi ne avrebbero provocato la distruzione al termine della corsa, ma questa potrebbe anche essere stata causata dagli stress termici indotti dalle estreme variazioni di temperatura tra la notte e il giorno lunari (più di 260 °C).
Un’altra idea è che i massi siano stati colpiti da meteoriti, ma sembra estremamente improbabile che due roccioni così vicini tra di loro possano aver subito un simile identico destino. Tenendo però conto dei tempi scala geologici in gioco, questa ipotesi, anche se le probabilità sono infinitesime, non è impossibile.

Il frammento di maggiori dimensioni di uno dei due massi che assomiglia ad una faccia umana non sembra essere contento della sua fine...

E per quanto riguarda la “roccia teschio” non si tratta altro che di un fenomeno psicologico denominato “pareidolia” che coinvolge un vago e casuale stimolo (spesso un’immagine o un suono) che è percepito come significativo. Alcuni esempi includono il vedere immagini di animali o volti nelle nuvole, sulla Luna o su Marte. Non si tratta che della tendenza del nostro cervello a interpretare forme casuali come qualcosa di particolarmente significativo. In questo caso si tratta di un volto umano, o di un teschio, come in una delle forme più popolari di pareidolia (forse meglio conosciuta con la famosa “Faccia su Marte“, che, come ormai sappiamo, non era altro che un gioco di ombre di un complesso montuoso marziano.
Nel nostro caso la roccia  ha l’aspetto di un volto, che non sembra essere particolarmente felice…

Guarda anche
Trovata la faccia di Mussolini su Marte
Trovato un uomo su Marte
Pareidolia e facce di pietra: gallery 1 e gallery 2
Leonardo nel legno